Uno degli aspetti più creativi e al tempo stesso più delicati del lavoro con la CAA è la traduzione in simboli: il processo attraverso cui un testo, un'attività, un concetto viene reso accessibile attraverso rappresentazioni visive. E qui vale una regola fondamentale: non esiste una traduzione universale.
La traduzione in simboli deve sempre tenere conto di chi è la persona che la utilizzerà. L'età è uno dei primi elementi da considerare: un simbolo appropriato per un bambino di 5 anni può risultare infantilizzante per un adulto di 30. Gli interessi della persona devono guidare le scelte iconografiche: se qualcuno ama il calcio, un simbolo di sport rappresentato con un pallone da calcio sarà molto più significativo di uno generico. Il contesto sociale e il background culturale contano: immagini che risultano ovvie in un contesto potrebbero essere incomprensibili in un altro.
Esistono diversi livelli di complessità nella traduzione. Si può andare da un approccio molto semplice — pochi simboli essenziali — fino a traduzioni molto elaborate che affiancano simboli al testo, arricchiscono le frasi di dettagli, creano sistemi visivi sofisticati. Non esiste un livello "migliore": esiste il livello più adatto a quella persona in quel momento del suo percorso.
Un elemento tecnico spesso sottovalutato è la riquadratura: la presenza di un riquadro che lega la parola scritta al simbolo facilita l'attribuzione di significato, rendendo più chiaro il legame tra il grafema e l'immagine.
Il principio guida di tutto questo lavoro è la partecipazione della persona stessa. Rendere la persona il più possibile protagonista nella scelta di cosa utilizzare e come utilizzarlo non è solo un gesto di rispetto: è una strategia che aumenta enormemente la probabilità che il materiale venga effettivamente usato.
