Questo sito utilizza i cookie per migliorare l'esperienza utente. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all'uso dei cookie.
    Articolo

    CAA e autismo: perché comunicare cambia tutto

    03 Dicembre 2025di Roberta Cristofani

    La CAA e l'autismo hanno una storia di intersezione profonda e significativa. Molte delle persone che utilizzano la Comunicazione Aumentativa e Alternativa sono autistiche, e molti degli sviluppi nella teoria e nella pratica della CAA sono stati influenzati dalla riflessione su cosa significhi comunicare per una persona autistica.

    Le persone autistiche hanno profili comunicativi molto diversi tra loro. Alcune parlano in modo fluente ma hanno difficoltà pragmatiche significative. Altre hanno un linguaggio verbale funzionale ma limitato. Altre ancora — quelle più frequentemente associate alla CAA — non utilizzano il linguaggio verbale come principale mezzo di comunicazione. Ma anche all'interno di questa categoria, la variabilità è enorme.

    Un punto fondamentale, che vale sempre ma è particolarmente rilevante nell'autismo, è che la comunicazione non si riduce al linguaggio verbale. Una persona autistica che non parla non è una persona che non comunica. Comunica con il corpo, con lo sguardo, con le azioni, con la presenza. Il compito della CAA è riconoscere e valorizzare tutto questo, e poi aggiungere ulteriori possibilità.

    Un altro punto critico riguarda la motivazione. Le persone autistiche comunicano quando hanno qualcosa che le motiva genuinamente a farlo. Proporre sistemi comunicativi centrati esclusivamente su bisogni fisici — mangiare, bere, andare in bagno — non è sufficiente. È necessario esplorare gli interessi specifici, le passioni, i temi che accendono la persona, e costruire il sistema comunicativo attorno a queste motivazioni reali.

    Condividi questo articolo