Nel mio lavoro quotidiano come specialista CAA, mi trovo spesso a spiegare le stesse cose, a sfatare gli stessi miti, a rispondere alle stesse domande. Provo qui a raccogliere le dieci cose più importanti che vorrei che tutti — genitori, insegnanti, medici, colleghi, chiunque incontri una persona che usa la CAA — sapessero.
Uno: la CAA non impedisce lo sviluppo del linguaggio verbale. La ricerca lo dice chiaramente: l'uso di supporti comunicativi non blocca l'acquisizione del linguaggio orale. Spesso, al contrario, la facilita.
Due: non esistono prerequisiti per iniziare. Non c'è un livello cognitivo minimo, un'età minima, un profilo di abilità che si deve raggiungere prima. Si inizia quando c'è bisogno di comunicare. E c'è sempre bisogno.
Tre: non parlare non significa non pensare. Mai dimenticarlo. Mai.
Quattro: la CAA è multimodale. Non è "un" strumento. È un insieme di strategie, supporti e tecnologie che lavorano insieme.
Cinque: il partner comunicativo è metà dell'intervento. Senza formazione e coinvolgimento attivo di chi circonda la persona, nessun sistema funzionerà.
Sei: la motivazione è il motore. Si costruisce il sistema attorno agli interessi reali della persona, non a quelli che noi pensiamo siano appropriati per lei.
Sette: i tempi sono lunghi. L'apprendimento di un sistema CAA richiede mesi, spesso anni. La costanza vale tutto.
Otto: la CAA non è solo per i bambini. È per chiunque, a qualsiasi età, con bisogni comunicativi complessi.
Nove: lo strumento non è lo scopo. Lo scopo è la partecipazione. Lo strumento è il mezzo.
Dieci: ogni persona ha diritto di esprimersi. La comunicazione non è un privilegio. È un diritto umano fondamentale.
