Nelle discussioni tra professionisti CAA, alcune domande sembrano minori ma in realtà rivelano una riflessione profonda sulla personalizzazione dell'intervento. Una di queste è: è meglio usare simboli in bianco e nero o a colori?
Non esiste una risposta universale, e questo è già di per sé una risposta. Alcune persone trovano i simboli a colori più accattivanti e riconoscibili. Altre, soprattutto quelle con ipersensibilità visiva o difficoltà di elaborazione delle informazioni visive complesse, possono trovare i colori distraenti e beneficiare di versioni in bianco e nero, più "pulite" visivamente.
La scelta dipende dalla persona, dal suo profilo visivo-percettivo, dalle sue preferenze, dal contesto d'uso. Un simbolo usato all'interno di una tabella molto affollata potrebbe beneficiare della riduzione del colore per diminuire il carico visivo. Un simbolo usato come elemento unico su una scheda potrebbe invece sfruttare il colore per aumentare la sua riconoscibilità.
Allo stesso modo, la domanda sulla riquadratura non è banale. La presenza di un bordo che racchiude il simbolo e la parola scritta crea un'unità visiva che facilita l'associazione tra il significante grafico e il significato verbale. Per alcune persone, specialmente in fase di apprendimento, questa struttura visiva è fondamentale.
Questi "enigmi" — come li chiamava chi mi ha insegnato la CAA — ci ricordano che ogni decisione, anche la più apparentemente marginale, deve essere presa con consapevolezza e personalizzata sulla persona. La standardizzazione non ha spazio in questo approccio.
