Prima di qualsiasi tabella, prima di qualsiasi comunicatore, prima di qualsiasi simbolo, c'è una domanda fondamentale a cui rispondere: come esprime il sì e il no questa persona? Identificare una modalità affidabile e riconoscibile per esprimere queste due risposte essenziali è il punto di partenza assoluto di qualsiasi intervento CAA.
Può sembrare banale. Non lo è affatto. Per molte persone con bisogni comunicativi complessi, il sì e il no non vengono espressi attraverso le modalità convenzionali — cenno della testa, parola verbale — ma attraverso segnali molto individuali che richiedono osservazione attenta e conoscenza approfondita della persona.
Uno sguardo verso l'alto può significare sì. Una vocalizzazione specifica può significare no. Un movimento della mano, un'apertura degli occhi, uno sguardo prolungato verso un punto dello spazio: qualsiasi segnale sufficientemente consistente e distinguibile può diventare la base di un sistema sì/no affidabile.
L'identificazione di questo sistema richiede osservazione sistematica in diversi contesti e con diversi interlocutori. È importante verificare che il segnale sia effettivamente intenzionale, che sia usato in modo consistente, che sia distinguibile e comprensibile anche per interlocutori che non conoscono bene la persona.
Una volta identificato un sistema sì/no affidabile, si apre un mondo. Si può cominciare a porre domande, a verificare preferenze, a confermare o disconfermare interpretazioni. La comunicazione può diventare bidirezionale. Da quel momento in poi, si può costruire tutto il resto.
