La valutazione in CAA è un processo molto diverso da quello a cui siamo abituati nella pratica clinica tradizionale. Non si tratta di somministrare una batteria di test standardizzati in un ambiente controllato. Si tratta di osservare la persona nella sua complessità, nei suoi contesti di vita, nelle sue attività quotidiane.
Il principio guida è semplice ma potente: la valutazione è training, e il training è la valutazione. Non sono due momenti separati. Ogni incontro è contemporaneamente un momento di osservazione e un momento di intervento. Si impara facendo, e facendo si impara.
Per questo le valutazioni devono essere svolte durante l'attività, in modo che l'osservazione sia dinamica e significativa. Se sto osservando la postura di una persona seduta in carrozzina e le dico esplicitamente "osservo la sua postura", quasi certamente la persona assumerà una posizione corretta, non quella abituale. Se invece la persona è concentrata su un'attività coinvolgente, dimenticherà di essere osservata e mostrerà i suoi schemi posturali reali.
È fondamentale preparare il setting in anticipo, avere sempre almeno un piano B — soprattutto con i bambini — e calibrare la proposta sull'età, gli interessi, la motivazione della persona. Le attività proposte devono essere delle occupazioni reali, non esercizi artificiali. Alla base di ogni performance occupazionale c'è la motivazione: senza motivazione, non c'è apprendimento autentico.
Un altro elemento cruciale è l'atteggiamento del professionista. Noi siamo esperti di CAA; l'utente è esperto di se stesso. Questa distinzione deve guidare ogni momento della valutazione. Le percezioni della persona e della sua famiglia — anche quelle che a noi sembrano "distorte" — ci dicono sempre qualcosa di importante. Teniamole sempre in considerazione.
