Uno dei principi più importanti — e forse meno enfatizzati — della CAA è il ruolo della motivazione. Non si tratta di un elemento accessorio, di qualcosa che "sarebbe bello avere". La motivazione è il fondamento su cui si costruisce qualsiasi intervento efficace.
Le persone — tutte le persone, con o senza disabilità — comunicano quando hanno qualcosa che le motiva genuinamente a farlo. Quando c'è qualcosa che vogliono dire, qualcuno con cui vogliono connettersi, un'intenzione che vogliono esprimere. Proporre attività e strumenti comunicativi che non intercettano la motivazione reale della persona produce interventi formali, artificiali, che funzionano in seduta ma non si generalizzano alla vita reale.
Per questo, nella valutazione CAA, uno dei passi più importanti è capire cosa motiva quella persona: quali sono i suoi interessi, le sue passioni, cosa la accende, cosa la fa sorridere. Non le attività "terapeuticamente appropriate" che noi avremmo scelto. Le sue.
Le attività proposte durante la valutazione e il training devono essere delle occupazioni reali per la persona, non esercizi. Alla base di ogni performance occupazionale — come insegna la terapia occupazionale — c'è la motivazione. Senza motivazione, non c'è apprendimento autentico, non c'è generalizzazione, non c'è comunicazione reale.
Questo ci ricorda anche che il lavoro della CAA non è mai separato dal lavoro sulla persona nella sua globalità. Conoscere la persona, conoscere i suoi interessi, capire cosa la muove: questo è il punto di partenza di tutto.
