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    Come spiegare la CAA a chi non la conosce

    06 Maggio 2026di Roberta Cristofani

    Una delle sfide quotidiane di chi lavora nella CAA è comunicare ad altri — familiari, colleghi di discipline diverse, insegnanti non specializzati, amministratori — cos'è la CAA, perché è importante, come funziona. Farlo in modo chiaro, accessibile, senza usare gergo tecnico, è un'abilità che si affina con la pratica.

    Un approccio utile è partire dall'analogia con l'esperienza comune. Tutti noi, nella vita quotidiana, usiamo forme di comunicazione aumentativa e alternativa senza nominarle così. Quando siamo in un paese straniero e non conosciamo la lingua, usiamo i gesti, indichiamo, mostriamo immagini sul telefono. Quando scriviamo un messaggio invece di telefonare, stiamo usando una modalità comunicativa alternativa. La CAA sistematizza e amplifica queste possibilità per le persone che ne hanno bisogno.

    Un'altra chiave è partire dalla persona, non dal sistema. Invece di spiegare cos'è un comunicatore, si può mostrare cosa quella persona specifica riesce a fare con il suo sistema: "Marco può chiedermi di giocare con lui", "Sofia può dirmi quando ha dolore e dove", "Andrea può partecipare alla riunione di famiglia". Rendere concreto quello che prima era impossibile è il modo più efficace per far capire il valore della CAA.

    È anche importante sfatare i miti più comuni nella stessa conversazione: "No, non inibisce il linguaggio verbale". "No, non è necessario un certo livello cognitivo per iniziare". "Sì, funziona anche con gli adulti". Prevenire le obiezioni più frequenti, rispondere prima che vengano formulate, riduce la resistenza.

    Infine, ricordiamoci che la migliore spiegazione è sempre quella che mette al centro la persona: un essere umano con pensieri, desideri, diritti — che ha semplicemente bisogno di strumenti diversi per far arrivare la sua voce nel mondo.

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